Monte Murin con Icio

Venerdì 6 ottobre 2017

Chiedo a Icio se domani facciamo una gita in montagna. E’ svogliato e indeciso, non sa se andare per funghi,…tanto non escono, penso… oppure fare una breve camminata. Non ho scelta e gli dico che quando ha le idee più chiare, me le comunichi ed io mi regolerò al riguardo.

Sabato 7 ottobre.
Ho provato gioia quando ieri sera mi ha detto di voler fare un anello corto sul versante sinistro di Limone. Accetto e partiamo tardi, alle 7:30 perché la Valle Vermenagna è tra le più percorribili e meno lunga del cuneese. L’auto è nuovamente la mia perché decido di portare Marge.
Siamo a Limone alle 8:10 e parcheggio sul piazzale del Cross. Prima ancora di scendere dall’auto, quanti nostalgici ricordi di gioventù. Era da quella seggiovia che più di 40 anni fa raggiungevo le piste del Marmorea e dove autodidatta, ho imparato a sciare. Icio non mi da tempo di continuare a fare memoria e saliamo spediti nel bosco dove poco dopo scorgiamo, nascosti e imprigionati dalla folta vegetazione, due colossali e scheletriche costruzioni in cemento armato che rattristano il cuore e la vista per il degrado edilizio soprattutto in una cittadina così rinomata e blasonata. Ora il sentiero ci offre l’opportunità di una variante di una decina di minuti che consigliamo a tutti, verso un punto panoramico, dove Limone è sotto i nostri piedi e il Monviso che spunta tra la “V” della valle Vermenagna, ci offre il buon giorno. Incontriamo Tetti Veuva, una borgata, come tutte, abbandonata dal tempo, e poco oltre, un altro punto strategico e panoramico, con panca a sedere. Davanti a noi le piste del Sole e cima Alpetta, altri ricordi si accavallano, dopo che il Cross era stato chiuso definitivamente. Ora saliamo in pineta, dove qualche laricino mi provoca di essere raccolto e poi in faggeta, anche qualche sporadica mazza di tamburo fa lo stesso, ergendosi oltre il soffice fogliame. Ma per la loro “vecchiaia” e la mia, evito di chinarmi. Il sentiero verde-giallo è ben segnato sulla corteccia di quei magnifici faggi, impossibile perdersi. Invece ravaniamo poco dopo alla vista di una campana dell’acqua prima e di un mega ripetitore poi, perché abbandonato il sentiero, crediamo sia lì la cima Murin, il nostro punto più alto di oggi, 1553 mt. Ma essa esiste solo sulla carta perché c’è un susseguirsi di puntine ancora più alte di dove ci troviamo. Non era il caso che tribolassimo per non raggiungere nulla. Usciti dall’interminabile e bella faggeta, ecco dietro di noi Bric Costa Rossa e davanti punta Mirauda dalla quale eravamo scesi qualche anno fa percorrendo parte del nostro sentiero, oggi in salita. Dal colletto, il punto più distante dalla partenza del nostro anello scendiamo verso Limone, 40 minuti più a valle. Gioisco con me stesso, mi viene subito da pensare che la breve salita è finita e saremo a casa per pranzo. Pipì e scendiamo fin troppo spediti da imboccare il sentiero che ci porterà oltre se Icio non controlla la traccia. Torniamo indietro di qualche metro ed ecco il polemico segnavia “Limone”. Bello, nuovo, in legno come tutti gli altri disseminati abbondantemente lungo il percorso, ma…..collocato in un punto sbagliato. Ci suggerisce una scorciatoia, tratteggiata sulla Fraternali, ma scendendo non ci sono tracce nè sugli alberi e neppure di qualcuno che ci abbia preceduto. Icio si arrabbia, pure io perché fatichiamo e rischiamo di inciampare nella ripida discesa, penalizzati semplicemente per aver seguito con logica un segnavia chiaro e appuntito. Chi l’ha collocato dovrebbe infilarselo dove finisce la schiena e inizia qualcos’altro. Saremo a Limone ancor prima del previsto se non perdiamo la traccia. Sollievo quando incrociamo una strada che giunge da sinistra e con rammarico guardiamo in alto sulla nostra destra per individuare il sentiero che avevamo in programma, ma che per troppa fiducia accordata alla segnaletica, non abbiamo seguito. Finalmente incrociamo due camminatori, sono più numerosi delle persone incontrate nelle vie del centro,…. forse perché è quasi l’ora del pranzo!!! Che desolazione, tutte quelle saracinesche abbassate, quel silenzio e quegli innumerevoli “vendesi” delle più disparate agenzie immobiliari. Se non ripenso alla variante fatta, sono sereno e appagato dopo due ore e mezzo di cammino con quasi 600 mt di dislivello, 6,5 km di sviluppo e soprattutto in compagnia di mio fratello Fabrizio e di Marge.

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